Sviluppo e occupazione

I dati Istat riferirti al 2017, gli unici disponibili in attesa di quelli del 2018, descrivono una situazione dell’economia provinciale devastata dalla crisi soprattutto a partire dal 2012.  I disoccupati sono 20 mila, il 12,6%, un punto in più rispetto al dato nazionale. I settori più colpiti risultano quelli del legno e dell’artigianato a fronte della tenuta del settore meccanico. Urbino registra un tasso di disoccupazione del 10,3%, più basso  di quello provinciale  per l’accentuata terziarizzazione.

Paghiamo il prezzo di far parte di un’area di crisi formata da  sette  “sistemi locali” del lavoro che usufruiscono di finanziamenti particolari, ma manca un tavolo aperto con l’ente Regione e un piano strategico provinciale e ogni sistema locale procede in ordine sparso senza un’interlocuzione organizzata e sistematica.

Per dare risposta al bisogno di lavoro occorre pensare a nuovi settori di sviluppo e di occupazione. Le vocazioni e le peculiarità principali della nostra realtà devono essere utilizzate pienamente come risorse per creare lavoro. Vi sono nuovi settori nei quali sono maggiori le possibilità di occupazione. Il nostro territorio infatti dispone di una elevata concentrazione di istituzioni per la formazione dei giovani, in questo settore e per tutti i segmenti di specializzazione, l’Università e il “sistema scuola” possono svolgere un concreto ed importante ruolo di promozione.

° Disoccupazione giovanile

Come già è avvenuto in altre realtà della nostra provincia, come Pesaro e Fano, sarà quindi essenziale aprire, con il “sistema locale” di cui Urbino è capofila, un tavolo di concertazione per meglio individuare una strategia di sviluppo usufruendo anche  della condizione di “area di crisi non complessa” che dà accesso a finanziamenti privilegiati, e trovare una interlocuzione in sede provinciale e con la Regione. Vanno anche potenziate le aree industriali e artigianali : Canavaccio e l’area industriale di Schieti  nonché le aree di artigianato predisposte nella valle del Foglia previste dal Prg. 

Per incentivare lo sviluppo sarà opportuno impegnarsi per lo snellimento delle procedure burocratiche e l’individuazione di forme di incentivazione che favoriscano l’insediamento produttivo, in particolare delle imprese giovanili, attraverso sgravi fiscali e finanziamenti agevolati.

In Urbino i problemi della disoccupazione giovanile sono preoccupanti per la mancanza delle opportunità lavorative  e abitative a cui si aggiungono la carenza degli spazi e delle occasioni di condivisione a tutti i livelli. La mancanza di opportunità e l’assenza di riferimenti spinge i giovani a lasciare la nostra città contribuendo alla perdita di abitanti e di potenziale forza lavoro.

Per rispondere al bisogno di occupazione che viene dal mondo giovanile, per arginarne la fuga dal nostro territorio e per costruire una prospettiva occupazionale nuova ed adeguata alle richieste del mercato in costante evoluzione tecnologica, è necessario puntare su settori innovativi e creare una struttura di supporto stabile che faciliti ed incentivi la nascita di iniziative locali, destinate a crescere e svilupparsi nel tempo. Fondamentale è  realizzare per i giovani le condizioni e le strutture organizzative per lo sviluppo di un sistema integrato di conoscenza, tecnologie, competenze e logistica, un “network” di risorse e di strumenti al servizio dell’innovazione e dello sviluppo di nuove piccole imprese di giovani, desiderosi di costruirsi un proprio futuro, fuori dagli schemi, oggi quasi obbligati, della precarizzazione e del clientelismo che li costringono all’emigrazione verso destinazioni in grado di valorizzare la preparazione ricevuta.

Particolarmente funzionale e necessaria dovrà essere, quindi, la concreta partecipazione degli enti di formazione e di ricerca e delle istituzioni presenti ed attive sul territorio per costituire un consorzio che, pilotato dal nostro comune, comprenda, oltre ai comuni limitrofi, gli enti di ricerca e gli istituti di formazione superiore ed universitaria, la Regione, la Camera di commercio e le associazioni di categoria.

 Le aree di ricerca e di sviluppo possibili quali information technology, grafica e design, conservazione e fruizione dei beni culturali, turismo, sport e tempo libero, comunicazione, marketing e coinvolgimento sociale, sono, a titolo di esempio, alcune piattaforme nelle quali i giovani, preparati dal sistema di formazione e di ricerca presente nella nostra città, potrebbero liberare la propria creatività dando vita a piccole imprese ed affrontare la competizione che li aspetta, supportati nello start-up da una rete di competenze, di strumenti e, quando possibile, di commesse di lavoro.

In pratica si vuole indicare la necessità di creare un polo di riferimento attivo ed operativo, con ruoli definiti ed impegni di risorse assunti all’atto della sua costituzione, sul modello di realtà già esistenti ed ampiamente funzionanti con successo in altre aree del nostro Paese dove, non solo si è fermata la fuga di giovani dai loro territori, ma sono sempre di più poli di attrazione.

Anche  il ripopolamento della città e dell’intero territorio è  un obiettivo qualificante  che richiede di fatto anche la messa a punto di un piano per contrastare la desertificazione del centro storico rispondendo alla richiesta di coloro i quali si sono trovati nella necessità di doversi trasferire nei comuni limitrofi dove è possibile avere maggiori opportunità lavorative e, a prezzi più accessibili, possibilità abitative, soprattutto per le giovani coppie.

Relativamente alla vita sociale e le opportunità creative e ricreative, si dovrà tener presente la forte concentrazione di istituzioni per la formazione dei giovani alle quali vanno uniti anche spazi e occasioni.