Le Frazioni

L’architetto Giancarlo De Carlo, che aveva redatto il PRG, nel 1973 fu sollevato dall’incarico perché il suo progetto azzerava le frazioni. Ma intanto, a distanza di sette anni dall’approvazione del PRG da parte del Consiglio comunale, molte cose erano cambiate rendendo necessario un aggiornamento del Piano per l’individuazione di nuovi insediamenti abitativi.

L’allora sindaco Mascioli, giustamente, optò per una rivitalizzazione delle Frazioni che avevano resistito, l’esodo si era arrestato e il miglioramento delle comunicazioni con il capoluogo le aveva tolte dall’isolamento. Ne uscivano rafforzati i rapporti storici, economici e sociali su di un piano di parità rispetto a quando erano comunità essenzialmente rurali e mezzadrili. I problemi delle frazioni vanno collocati dunque nell’ottica di un rinnovato e innovativo rapporto con il capoluogo da cui dipendono per i servizi essenziali superando l’idea che i loro problemi possano essere “altri” rispetto a quelli più complessivi del capoluogo.

°Potenziamento dei servizi e delle strutture

Nell’era telematica centri abitati compresi nel raggio di 10 km debbono poter condividere le stesse opportunità economiche, culturali, sociali. Sembrerebbe un concetto scontato, ma non lo è per tutte le frazioni del comune di Urbino. Urbino/città ha perso i suoi abitanti e le frazioni, anche le più vicine, Piansevero, Trasanni, Torre, Gadana, Piantata, Mazzaferro, Pallino, per non parlare di Schieti, Camazzasette, Miniera, Montesoffio, Pieve di Cagna, Canavaccio e altri minori agglomerati, vivono parzialmente se non totalmente una realtà separata, epigone di antiche consuetudini quando il rapporto con la città era sporadico  e fisicamente lontano e i Paesi erano vere e proprie comunità a sé stanti.

E questo sebbene l’area artigianale/industriale di Canavaccio, contermine a quella di Fermignano, completata molti anni prima e dislocata in posizione assolutamente migliore, abbia visto nell’ultimo decennio un significativo sviluppo e un considerevole aumento della popolazione residente. Ma  forse si è perso il momento più favorevole dell’industrializzazione, anche per l’insoddisfacente, se del tutto mancante, parallelo miglioramento delle infrastrutture come il non ancora realizzato completamento della Fano-Grosseto.  

L’attuale momento di crisi pregiudica una crescita normale. Riteniamo quindi che non ci si possa permettere di perdere anche il treno della ripresa e per questo è indispensabile una sinergia degli imprenditori con la pubblica Amministrazione a tutti i livelli e in tutte le aree artigianali-industriali del nostro territorio.

Iniziative tese ad avvicinare i centri del potere e della proposta ai cittadini sono essenziali,cosi come la comunicazione che necessita di essere programmata e fornita di infrastrutture, come per esempio la banda larga a copertura di tutto il Comune e anche di strumenti meno sofisticati e più tradizionali come la biblioteca pubblica intesa come centro polivalente di cultura, di associazione e aggregazione civica.

In definitiva gli eventi sociali e culturali delle Frazioni, cosi come quelli della città, devono costituire un unicum dell’area comunale ed estendersi al territorio montefeltrano. L’azione amministrativa non deve mirare all’accentramento delle opportunità e dell’offerta ma a promuovere e garantire che l’articolazione delle proposte raggiunga tutti e il massimo risultato. Il migliore funzionamento dei servizi e delle strutture nelle frazioni sarà garanzia di una condizione sociale, culturale, economica diffusa.

°Frazioni e immigrati

Connesse al problema delle Frazioni sono le problematiche dell’immigrazione perché un numero considerevole di immigrati vi risiede Molti migranti, infatti, hanno acquisito la cittadinanza italiana, diversi di loro vivono in Italia da 10/15 anni e i loro figli sono nati nel nostro Paese.

Il problema in sede locale non riguarda le leggi nazionali sull’immigrazione, ma la gestione del fenomeno in loco, la convivenza, l’integrazione, la scuola, i servizi sociali. A Trasanni il problema è particolarmente sentito per il numero dei migranti in Paese e per la concomitanza del vicino quartiere di Ponte Armellina.

Gli immigrati hanno occupato le costruzioni edilizie più degradate, abbandonate dagli abitanti autoctoni e spesso ciò avviene nella forma del sovraffollamento: appartamenti trasformati in condominio. Senza intervento pubblico la situazione produce malessere, incomprensione e antagonismo che inevitabilmente può degenerare in comportamenti e manifestazioni razziste da una parte ed emarginazione e fenomeni delinquenziali dall’altra. Poiché fonte primaria del malessere è l’abitazione, è da li che si deve partire.

Anche per questo occorre mettere in campo esperienze e spazi culturali rivolti a tutte le fasce d’ età, ai cittadini stranieri, agli studenti nelle frazioni. Infatti le infrastrutture e soprattutto i trasporti inadeguati predispongono il territorio rurale all’ abbandono e a quel degrado ambientale, culturale e valoriale, che lasciano spazio a vecchie ideologie, oggi tristemente tornate in auge.

Cher fare? Promuovere centri di aggregazione, palestre, corsi di musica e di arte figurativa, attività teatrali, cineforum e tutto quanto potrebbe emergere dopo aver vagliato le aspettative degli abitanti delle periferie.

Consentire una mobilità efficace e a basso costo tra le frazioni e la città, su cui è comunque difficile orbitare per mancanza di parcheggi gratuiti e di iniziative per le quali valga la pena di smuovere 1200 kg di auto privata.