Agricoltura

Nel nostro comune il settore subisce gli effetti generali della crisi economica che ha ridotto drasticamente gli utili delle aziende provocando una riduzione del numero delle imprese che subiscono anche l’effetto dell’invecchiamento progressivo dei titolari. Il ricambio generazionale è una strada in salita, alla quale non sono sufficiente rimedio i contributi al settore giovanile concessi dalla Comunità europea.

L’agricoltura tradizionale,condotta con metodo intensivo,non consente nelle zone collinari il raggiungimento di produzioni adeguate allo scopo economico per le scarse produzioni che non ripagano il maggior utilizzo di mezzi tecnici e l’allevamento è quasi sparito sia per la forte riduzione del consumo di carne e derivati, sia per la mancanza di valide tutele alle produzioni in grado di sostenere i prezzi del latte.

L’agroindustria presente nella nostra provincia se ad una parte ridistribuisce parte dei suoi utili al settore agricolo, dall’altra lo blocca. Detenendo i mezzi di produzione e i capitali,potendo contare su cospicui afflussi di contributi pubblici,forti della loro liquidità corrente,fanno incetta dei terreni migliori pagando affitti a proprietari non più interessati a vivere la campagna. Affitti che gli agricoltori confinanti,seppure giovani e interessati, non sono in grado di pagare.

In definitiva l’agroindustria è corresponsabile dell’abbandono dell’attività agricola essendone la spina dorsale per la destinazione finale di alcune produzioni agricole  molto diffuse e indispensabili alla corretta rotazione dei terreni,come l’erba medica,ha un potere enorme di contrattazione esteso a tutto il settore.

Tuttavia non bisogna dimenticare che si tratta di un sistema produttivo che contribuisce a fare mercato del prodotto locale, con una ricaduta positiva sul reddito agricolo. I prodotti tuttavia, separati dal produttore, perdono la loro identità trasformandosi  in commodities, con i rischi che ne conseguono nel caso di una drastica riduzione della domanda, come è avvenuto in questi giorni per il latte sardo destinato al pecorino romano.

In questa situazione nel nostro comune l’unica forte spinta al settore è venuta dall’agricoltura biologica,che verrà supportata dalle politiche comunitarie anche nel prossimo quinquennio,per la generale convinzione dei consumatori europei alla sostenibilità ecologica e sociale del modello di produzione, alla tutela della salute pubblica, al rispetto dell’ambiente e del paesaggio.

La cooperazione tra aziende biologiche,presenti in zona da oltre vent’anni, ha dato buoni risultati,facilitando l’adesione al metodo biologico di molti produttori,tanto che questo comune ha oltre il 70% dei terreni agricoli convertiti al metodo biologico,fenomeno in costante crescita, che identifica l’area del Montefeltro come un vero e proprio “distretto del biologico”.

Tuttavia le cooperative di produttori non sono l’unica realtà da considerare nel panorama agricolo,va dato spessore a tutto quel mondo di piccoli e piccolissimi produttori che ricavano il loro reddito da progetti singoli e particolari,spesso integrando il loro reddito con attività non agricole di contorno. Piccole aziende che fanno grandi prodotti,miele,formaggio,vino e tanto altro , che vanno tutelate e difese come un bene preziosissimo,perché garantiscono la presenza dell’uomo in zone disagiate e altrove già abbandonate, garantendo la cura dei boschi,del verde, regimando le acque superficiali contribuiscono alla salvaguardi del Paesaggio agricolo.

La comprensione del potenziale culturale ed economico del distretto urbinate,lo studio di possibili scenari futuri legati all’evoluzione scientifica e tecnica,l’organizzazione di una sorta di rivoluzione ecologica,che sia in grado di dialogare con tutto il pianeta,sono nelle corde della Città Ideale.

Innumerevoli le possibilità di elaborazione che devono coinvolgere l’Università,  le tecniche di coltivazione, la preparazione del materiale genetico delle sementi,la risposta ai cambiamenti climatici,le caratteristiche nutrizionali dei prodotti finiti,insomma temi di interesse universalmente condiviso ,che meritano l’attenzione della comunità scientifica globale.

Ricordiamo che Paolo Volponi auspicava la presenza  in Urbino di una facoltà di agraria, ribadiamo che l’idea è ancora buona a completare un disegno preciso del possibile futuro della città e del  paesaggio agrario con il quale dialoga costantemente.

Il Comune,pur non disponendo di risorse dirette da destinare, dovrebbe avere un ruolo importante nel sostegno alle aziende agricole che va compreso e potenziato in connessione con la Regione,come è avvenuto in passato per il progetto Life destinato al problema degli OGM in agricoltura. Sarebbe utile istituire una commissione permanente di monitoraggio,che fungesse da sportello informativo,per valutare lo stato delle imprese e favorire i nuovi ingressi di giovani agricoltori.

A questo bisognerebbe affiancare un tavolo permanente con l’Università,per valutare in un modello interdisciplinare e connesso con le realtà produttive ,i possibili sviluppi scientifici e le opportunità di ricerca che trovino applicazione sul territorio,coinvolgendo direttamente i coltivatori.

Vanno censiti i terreni pubblici disponibili nel nostro comune e messi a gara tra i giovani agricoltori

Un altro problema che merita attenzione è la impossibile convivenza  tra attività agricola e la presenza di ungulati,specialmente mandrie di cinghiali. Vista la gravità dei danni e il potenziale pericolo per la sicurezza, il problema va affrontato con decisione,mettendo in primo piano la salvaguardia delle coltivazioni e il rispetto per l’attività agricola,invece della attuale indifferenza finalizzata a soddisfare l’esercizio ludico della caccia,per ingraziarsi il voto del mondo venatorio.